lunedì 30 novembre 2009

I vampiri mi hanno tolto l'appetito ;-)

Chi l'avrebbe detto. Io certamente no. Mai e poi mai. Mi sono trovata spiazzata. Affamata di amore, sangue e immortalità. Assurdo, ma così è stato. Assurdo per me, per la mia personale storia, per quel tantino di snoberia che mi circola ogni tanto nelle vene. E invece ci sono caduta con tutte le scarpe! E così in meno di una settimana mi sono fatta fuori tutta la saga di Twilight della Stephanie Meyer. Che follia. Che bella follia ;-)))

venerdì 20 novembre 2009

E anche stanotte non si chiude occhio :-(

E siamo a due. Sono due notti che non dormo, quasi. Sveglia, sveglissima. Mi attardo, passa il momento e non riesco più a prendere sonno. La casa è tanto piccola che non mi posso neppure mettere a spentolare. A poco più di un soffio Roberto dorme. Cucinare senza produrre suoni mi pare improbabile. Mi farei una bella crostata per la colazione di domani. E pensare che io adoro dormire. Mi piace affondare la testa nel cuscino, sentire il peso della coperta tirata su a coprire per bene le spalle, mollare la presa. Sono un paio d'anni che il mio sonno s'è fatto leggero. Basta un niente per farlo tremare. E pensare che per anni mi sono svegliata nella stessa posizione in cui m'addormentavo. Una specie di mummia.
Vado a inseguire le pecore.

giovedì 12 novembre 2009

crema di castagne all'arancia

Arrivato il Biobox! Fantastico! Frutta e verdure biologiche d'eccellenza. Subito messo alla prova con una crema dolce di castagne da spalmare la mattina su pane tostato e imburrato. Ricetta super semplice: lessare le castagne con una foglia di alloro. Una volta cotte, spelarle e passarle al passa verdure dopo averle schiacciate con la forchetta e aggiunto un pochino di acqua. Mescolare con qualche cucchiaio di miele di acacia e la buccia di mezzo arancio tritata al coltello. Fatto ;-)

N.B. Scusatemi l'approssimazione delle misure... :-)

lunedì 9 novembre 2009

appunti per una zuppa di manzo

Stasera zuppa. Solo poche righe per fermare la memoria. la macchina fotografica era scarica. niente foto. niente pesi e misure. ho preso quello che avevo in frigo e ho messo in pentola. 1 spicchio d'aglio, un pezzetto di peperoncino, 4 pomodori, 4 patate rosse, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, manzo, prezzemolo, basilico, 1 cucchiaio di ghee, un goccio di shoyu, 1 cucchiaio scarso di miele d'acacia, 4 pugni di riso, olio evo e sale.
lo spicchio d'aglio e il peperoncino rosolati per un paio di minuti nel ghee, un giro d'olio e il concentrato di pomodoro.
versare le verdure tagliate a pezzettoni e rosolarle brevemente.
aggiungere la carne tagliata a fettine di mezzo centimetro di spessore. Coprire con acqua calda e un goccio di shoyu. aggiungere un rametto di prezzemolo e un ciuffo di basilico. salare appena.
quando si alza il bollore, schiumare, abbassare la fiamma, coperchio in appoggio e far cuocere per 1 ora. la carne diventa morbida. Passare una parte delle verdure, soprattutto i pomodori. Sistemare di sale. Versare il cucchiaio di miele e il riso. quando si alza il bollore, spegnere. Andare a lavorare per tutto il pomeriggio. Quando si torna la sera, accendere il fuoco sotto la pentola. lasciare che la zuppa e la carne si scaldino. mettersi comodi e lavorare di cucchiaio :-)

venerdì 30 ottobre 2009

Insalata d'autunno con pere e castagne


Solo una rapida annotazione per lasciare memoria di una insalata che mi ha conquistato per la sua armonia.

12 castagne lessate (sbucciate, messe a bollire per 35-40 minuti circa con una fogliolina di alloro e una presa di sale e poi spellate)
1 piccola pera matura e soda tagliata a fettine sottili
un misto di lattuga, valeriana, spinacino e rucola
un bel giro d'olio evo, un tintinino di sale e qualche goccia di aceto balsamico

N.B. La rucola è fondamentale: il suo amaro fa da delizioso contrappunto al dolce fresco della pera e all'avvolgenza zuccherina della castagna. Il sale, mi raccomando, appena un'ombra. L'aceto balsamico va versato a gocce, poche, giusto una qua e una là. L'insieme, una volta riunitosi in bocca, regala un felice pezzetto d'autunno.

p.s. la prossima volta ci aggiungo anche qualche nocciola tostata.

domenica 18 ottobre 2009

La crostata dell'assenza


Sono sempre alla ricerca di valide alternative ai dolci classici. Sarà che non c'ho più il fisico, sarà che non ce l'ho mai avuto, fatto sta che nella mia vita non ho mai potuto crogiolarmi a lungo nei piaceri voluttuosi dello zucchero+burro+uova. Sia chiaro, è un trittico che mi seduce, a volte mi estasia, ma è sempre un amore che ha bisogno di lunghi periodi di lontananza per vivere sano e appassionato! Ecco allora che mi sono fatta capitare tra le mani un libricino che sembra scritto proprio per chi vive delle mie necessità e desideri. S'intitola Pasticceria naturale, il sottotitolo recita 'senza zucchero, latte, burro e uova', l'autore è Pasquale Boscarello ed è edito da Terra Nuova Edizioni. Ho cominciato appunto dalla ricetta dell'impasto base tipo (e sottolineo 'tipo' :-)) Frolla, sì perché la crostata è, senza dubbio, uno dei miei dolci preferiti nella sua dimensione casalinga e confortevole. Vi riporto la ricetta così come indicata dall'Autore.

250 g di farina tipo 0
60 g di malto di mais
60 ml di olio di mais (o margarina biologica)
70 ml di acqua tiepida
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di cannella
la buccia grattugiata di mezzo limone
10 g di lievito al cremortartaro

Radunate in un recipiente gli ingredienti asciutti: la farina, la polvere lievitante, la buccia grattugiata del limone, sale e cannella.
Miscelate l'olio e il malto di mais in un boccale e uniteli alla parte asciutta assieme all'acqua tiepida, amalgamate il tutto e versatelo sulla spianatoia. Lavorate l'impasto formando una palla: impastate con movimenti circolari, prendendo la pasta dall'esterno all'interno e rivoltandola verso il centro ( così da creare quella giusta tensione interna che faciliterà la fase successiva). Alla fine avrete un panetto omogeneo, morbido ed elastico. Coprite con un panno e lasciate riposare per mezz'ora.

Io l'ho farcita con due marmellate senza zucchero: una metà all'albicocca e l'altra ai frutti di bosco. L'ho messa nel forno già caldo a 200° per 20-25 minuti circa.

Si tratta della migliore versione di 'tipo' frolla alternativa che abbia finora assaggiato! :-)))

sabato 17 ottobre 2009

Missing :-)))

Ooohh sìsì, mi tiro le orecchie da sola, tanto tempo senza neppure lasciare una parolina! L'estate ha fatto in tempo a passare e io mi sono persa in riflessioni esistenziali che mi lasciano lì dove sono partita!!! Comunque state tranquilli, sono in buona salute (a dirla tutta da ieri sera mi tormenta un mal di gola preoccupante :-), non ho smesso di mangiare e bere, di acquistare libri di cucina, di godere del cibo. Sicuramente ho cucinato di meno. E vi ho tenuto d'occhio, in silenzio ;-)

venerdì 19 giugno 2009

Sì sì ci sono ancora, ma mi pare di stare su un treno in corsa!!!

giovedì 11 giugno 2009

Berlino 15 anni dopo :-)

Domani mattina presto Roberto e io voleremo a Berlino. Ci ritorno dopo quindici anni. Allora la città era un cantiere. Il tessuto urbano era fatto di pieni e vuoti. I vuoti erano immensi e dominati da gru, impalcature e patina polverosa. La città l'amavo già dal mio primo viaggio. Ci ero arrivata in gita scolastica, l'ultimo anno di liceo. Il muro era appena caduto. Si respirava un'atmosfera pazzesca. Si respirava la Storia. Le due parti di città, appena ricongiunte, erano diversissime: da una parte luci, colori, molteplicità, dall'altra viali dritti, casermoni grigi, una stridente uniformità anonima. La gente era bellissima, stranissima, felice. Furono giorni incantati. Girammo senza sosta, in lungo e in largo per la città, come se ce la volessimo mangiare tutta. Ricordo di aver dormito pochissimo. Era tutto così forte ed emozionante. Avevo 18 anni ed ero affamata di vita. 

domenica 7 giugno 2009

Brick!


Le rivelazioni arrivano così: inaspettate e sorprendenti! La pasta brick tunisina: mi domando come abbia potuto ignorarne l'esistenza per 38 anni ;-))) Beh, comunque l'ho vista, tirata fuori dal frigorifero di Castroni, girata e rigirata tra le mani, ho intravisto possibilità e sviluppi futuri e me la sono portata a casa, felice. Oggi a pranzo il frigorifero di casa mi si è presentato miserello, ma un resto di gloriosa feta ateniese aspettava di farsi bella e buona. Sono nati dei sigaroni da rivoluzionari cubani, croccanti e sfiziosi, profumati di menta e buccia di limone. Mi è chiaro che il tema della farcia apre un capitolo sterminato di possibili abbinamenti e variazioni. Già penso a una versione con del pesce. Da una rapida consultazione su internet mi pare di capire che in Tunisia vengano riempiti con patate, tonno e uovo. Approfondirò. 

pasta brick in fogli tondi
feta
foglioline di menta fresca
buccia di limone bio tritata

Unire alla feta sbriciolata le foglioline di menta e la buccia di limone tritate. Mescolare bene e con il composto farcire i fogli di brick. Per la preparazione degli involtini mi sono ispirata qua:
 
video
 
Disporre gli involtini su una teglia ricoperta di carta forno, spennellarli d'olio e far cuocere nel forno già caldo a 170°-180° per una ventina di minuti, fino a quando la superficie di pasta diventa leggermente dorata. Prima di servire attendere pochi minuti. 


martedì 2 giugno 2009

Istantanee ateniesi

A me Atene è piaciuta molto. Certo, è stata una rapida infarinatura, ma ho respirato un'atmosfera rilassata, molto gradevole. La città s'allarga placida all'orizzonte. Basta conquistare un angolino all'ombra per dimenticare il gran caldo: un venticello leggero ti avvolge e ti accarezza subito. Ho mangiato poco e assaggiato ancora meno la cucina tradizionale. Sarà per la prossima volta ;-) Ho passeggiato per l'antica agorà chiamando a raccolta anni di immaginario sul mondo classico. Mi sono beata della compagnia delle cugine. Ho sognato di avere uno di quei terrazzini affacciati sull'Acropoli che ti tengono vicino alla storia e al cielo. Mi sono incantata di fronte alle casine basse, bianche e fiorite che s'arrampicano sulla rocca che porta al Partenone. Roberto finalmente s'è comprato, dopo anni di desiderio, un cappello di paglia. Ho incontrato persone che non vedevo da anni. La sposa era seria e bellissima. 

N.B. Le foto sono di Roberto!                                                                                                                                               








venerdì 29 maggio 2009

Si parte :-)


Ce ne andiamo ad Atene per qualche giorno! Si sposa un cugino!!! grande riunione di famiglia :-) che bellezza questi intrecci di gente :-))) parto alla sprovvista, senza guide e senza aspettative... al ritorno vi racconto ;-)

martedì 26 maggio 2009

Granita al limone e cardamomo

... e oggi tutti in freezer! :-))) Abbandoniamoci ai dolci piaceri refrigeranti di una deliziosa granita dissetante e speziata ;-) 

limoni bio, 4
scorza di limone tritata, 1 bel cucchiaio
cardamomo, 6 
acqua, 100 ml
miele d'acacia, 3-4 cucchiai

Spremere i limoni. Pestare nel mortaio il cardamomo e ridurre in polvere i semini contenuti nei frutti. Mescolare il succo con l'acqua, il miele, la scorza di limone tritata e la polvere di cardamomo. 
A questo punto punto si può procedere in due modi, in base all'attrezzatura: 

1- Si versa il liquido nelle vaschette del ghiaccio, si lascia congelare e poi si si passa al tritaghiaccio 
oppure 
2- Si versa il liquido in un contenitore di plastica e si lascia in freezer per 4 ore. Si toglie dal freezer, si mescola con energia rompendo le parti più dure. Si ottiene la consistenza che si vede nella foto.

Si serve guarnendo con qualche fragolina condita con miele e zucchero o altra frutta a piacere.

lunedì 25 maggio 2009

Il peperone e l'acciughetta


Riflessione iniziale: riuscirò a smettere di usare il forno??? Il caldo è arrivato e io continuo, ostinata, a infornare!!!
... sì sì, prima o poi ce la farò :-)))

La ricetta nasce semplice semplice da un'occhiata domenicale al contenuto del frigorifero... pochino a dir la verità ma assai tonico! Pomodorini bio, un sacchetto di piselli biodinamici da sgranare e un bel peperone vermiglio da far invidia a Cappuccetto Rosso... a farla corta, il peperone è finito ad abbrustolirsi in forno. Una volta cotto e spellato, l'ho condito con un'alice sott'olio, un pizzico di origano, qualche fogliolina del mio (.-) basilico spezzettata, uno spicchio d'aglio tagliato in quattro (privato dell'anima centrale), un pizzico di sale marino, un goccio di salsa di soia e un bel giro abbondante dell'olio buono dei miei genitori. Così conciato è finito su delle belle fette di pane tostato... una meraviglia :-)

lunedì 18 maggio 2009

In vacanza dai fornelli

Una domenica lontana da taglieri, fuochi e pentolame. Ho passato la giornata in campagna a zappare e rastrellare sotto un sole che sapeva d'estate e con i Monti Cimini a fermare lo sguardo. Ci vogliono sudore e fatica per prendersi cura della terra. Certo, ci sono anche le macchine, ma noi non le abbiamo. Vedo i noccioli e gli ulivi crescere e farsi forti, sempre più belli. La rosa canina è in fiore tra il bianco e il rosa pallido. Le piante di lavanda si stanno preparando a illuminarci con il loro profumo... ogni anno aspetto la fioritura per incantarmi della bellezza di quel colore che ti leva ogni malinconia. Il rosmarino ha sfiorito, la salvia è tutta in fiore. Il grande pino marittimo è stato potato e sembra un arioso giardino zen galleggiante. All'orizzonte si sono levati i fumi delle stoppie bruciate. Anche noi abbiamo acceso i nostri fuocherelli. Al tramonto, seduti su una panca improvvisata, ci siamo beati della luce, del lavoro fatto, e della natura attorno a noi. Lo sguardo è scivolato, lento e innamorato, sulla bellezza del paesaggio. Il tempo ha seguito il suo ritmo senza fretta. Ho respirato assieme alla terra. 

venerdì 15 maggio 2009

Il pollo e il jerk :-)

Ogni settimana poche pagine di rivista fanno la mia felicità. Parlo della piccola rubrica dedicata alla cucina del Venerdì di La Repubblica e l'articolo gastronomico di D di Repubblica che esce il sabato. Oramai compro il quotidiano quasi solo per gli allegati! Beh... quelle paginette me le pregusto proprio, mi ci fiondo frenetica per entrare poi in una bolla spazio-temporale dove galleggio serafica tra foto e ricette. Grazie al Venerdì di poche settimane fa ho scoperto appunto l'esistenza del jerk. Si tratta di un modo tipicamente giamaicano di cucinare      
la carne (maiale e pollo, soprattutto) e il pesce alla griglia. La cottura viene preceduta dalla marinatura della carne in una salsa speziata, dolcina e molto molto piccante! 

Vi trascrivo la ricetta della salsa per la marinatura così com'è indicata dallo chef Kumalè. Ne viene fuori un bel po'... io, per 600 g di pollo ne ho usata meno della metà. Si può però conservare in frigorifero per qualche giorno oppure dimezzare le dosi!!!

pepe di Giamaica, 8 cucchiai
aglio, 3-4 spicchi
zucchero di canna, 8 cucchiai
salsa di soia, 1 cucchiaio
peperoncini piccanti freschi, 2-3
cipollotto primaverile, 1
timo secco, 1/2 cucchiaio
cannella in polvere, 1/2 cucchiaino
noce moscata in polvere, 1/4 cucchiaino
sale

pollo bio tagliato a pezzi, 600 g
olio evo

Lavare il cipollotto e i peperoncini. Frullare tutti gli ingredienti fino a ottenere una salsa omogenea. Spennellare i pezzi di carne con la salsa e lasciare marinare per alcune ore, anche tutta la notte, in frigorifero. 

A questo punto punto si può procedere con la tradizionale cottura sulla brace+all'aria aperta+al sole (spennellando la carne con la salsa durante la cottura) oppure con la versione urbanaserale che s'affida al forno. Com'è intuibile ho optato per la seconda e quindi: ho messo a marinare la carne all'ora di pranzo. La sera, tornata dal lavoro, ho acceso il forno a 200°, tirato fuori dal frigo la marinata, aggiunto un paio di cucchiai di olio, aggiustato di sale, mescolato bene, disposto il tutto su una teglia ricoperta di carta forno e infornato per 30-40 minuti.  

martedì 12 maggio 2009

Tagliatelle di mais con zucchine romanesche e cipolle di Tropea

Stasera mentre preparavo la cena pensavo ai miliardi di persone che oggi hanno cucinato in giro per il mondo. Riflettevo sulla quantità di ricette che sono state inventate, trasformate, ripetute in queste ventiquattro ore. Immaginavo quelle riuscite bene, quelle che hanno emozionano, che sono diventate memoria da ricordare, che verranno raccontate. Ho immaginato quelle che domani saranno dimenticate e forse già lo erano mentre venivano mandate giù. Ho sorriso pensando a quelle che stasera verranno sognate :-)

Beh... le tagliatelle in questione non hanno nulla a che fare con le riflessioni di stasera... meta di un'altra cena, vogliono semplicemente essere testimoni di quanto piace la cipolla di Tropea in questa casa ;-))) 


tagliatelle di mais, 250 g  (prodotte dalla Molino Conti di Castel Madama)
cipolle di Tropea fresche, 2 
zucchine romanesche, 3
acciuga sott'olio, 1
peperoncino
olio evo
sale

Mettere sul fuoco l'acqua per la pasta.
Lavare le verdure. Affettare sottilmente la cipolla. Tagliare le zucchine à la julienne. In una padella capiente far scaldare a fiamma bassa un paio di cucchiai di olio. Quando è caldino aggiungere il peperoncino e l'acciuga. Quando l'acciuga si è sciolta (mescolare con il cucchiaio di legno) versare le cipolle e farle dorare per pochi minuti. Aggiungere le zucchine, salare e far saltare le verdure per 8-10 minuti (le zucchine dovrebbero risultare cotte ma ancora sode, compatte). Prima di scolare la pasta versare un goccio dell'acqua di cottura nella padella con le verdure. Scolare la pasta e saltare velocemente il tutto per un minutino. Aggiungere un filo d'olio e servire. 

venerdì 8 maggio 2009

Sformato di acciughe e patate


Oggi la mamma è arrivata in negozio portandomi in regalo un cartoccetto di acciughe... con il sorriso largo e gli occhi divertiti mi ha sussurrato, come distratta, il contenuto del pacchetto... uuhh se mi conosce bene la mami... quando ero piccola ha nutrito il mio nascente amore per la letteratura e ora alimenta i miei pensieri cucinieri :-))) Stasera la cena è nata prendendo ispirazione da due ricette che avevo messo in memoria (qui e qui). Il risultato è stato uno sformatino delizioso...

acciughe pulite, due belle manciate abbondanti
patate bio, 5/6 medio-piccole
pecorino grattugiato
qualche fogliolina di basilico
olio evo
sale & pepe

Lavare le patate e senza sbucciarle affettarle sottilissime (1 mm). Tagliare a metà i filetti d'acciuga. Oliare una teglia da forno e disporre un primo strato di patate, un secondo di acciughe, spolverare con il pecorino grattugiato e condire con un filo d'olio, qualche fogliolina di basilico, sale e pepe. Ripetere gli strati e terminare con uno di patate condito con olio, pecorino, basilico, sale e pepe. Infornare a 200° per 35/40 minuti.  

Come una contadina...

Mi trovo ammirata a guardare le leggerezze, le invenzioni, le magnificenze di tante ricette in rete, come una contadina del Seicento arrivata in pellegrinaggio nella Roma barocca. Ogni giorno, grazie alla rete, tocco la dimensione della libertà creativa, a volte della bellezza e dell'eleganza. E che si possa approdare all'Estetica grazie alla Gastronomia questo per me è una certezza.

mercoledì 6 maggio 2009

La pasta della sorpresa, ossia Erre tra fuochi e padelle


So solo che non me l'aspettavo. So dire che era buonissima, campestre e romantica. Posso dire che mi ha reso felice. Metto a fuoco che Roberto è un cuoco poetico e ispirato. Posso raccontare che stasera sono tornata a casa e ho trovato il mio amore in cucina che preparava la cena. Che bello cambiare le prospettive quotidiane ;-)

La pasta era condita con una crema di fave (cotte con un pochino di cipolla e poi frullate), ricotta, pecorino romano e una spolveratina di pepe. Non so altro. :-)

martedì 5 maggio 2009

La ricetta della dieta n°2: pollo con verdure allo zenzero


Ecco un’altra idea per le amiche a dieta :-) Ed è così gustosa e succulenta che me la sono fatta fuori senza metterne da parte neanche un pezzettino per il mio Robi ;-)))

Ricetta per 1 persona: 

2 sovracosce  di pollo, 250 g compreso l’osso (provate quelle bio… le trovate anche al supermercato!)

2 zucchine romanesche (120 g circa)

1 carota (80 g circa)

½ cipolla

4 fettine sottili di zenzero fresco

1 cucchiaino di salsa di soia

1 cucchiaino di olio extravergine d’oliva

 

Lavare il pollo, togliere la pelle ed eliminare le parti di grasso.

Lavare le verdure. Tagliare a rondelle di 2 cm le zucchine e la carota. Affettare la cipolla.

In una padella (ho usato una da 24 cm di diametro) disporre un primo strato di cipolla, sopra sistemare le altre verdure e le fettine di zenzero e infine, sopra a tutto, adagiare il pollo.

Versare un dito d’acqua tiepida, salare, coprire e mettere sul fuoco a fiamma media.

Quando si alza il bollore abbassare un pochino la fiamma (il bollore deve essere dolcemente vivace) e far andare per 25 minuti (passato questo tempo il liquido dovrebbe essersi quasi completamente assorbito)

Togliere il coperchio, versare l’olio e la salsa di soia sulla carne e proseguire la cottura per altri 5 minuti. Spegnere, aspettare 1 minuto e servire.

MI RACCOMANDO: il SEGRETO di questa ricetta è nel NON MESCOLARE MAI durante la cottura gli ingredienti! I sapori si organizzano perfettamente. La cottura a strati, con la cipolla messa sul fondo della padella e l’aggiunta di acqua, permette di ridurre al minimo l’utilizzo dei grassi e di valorizzare alla grande i sapori di tutti gli ingredienti della preparazione.

Ho utilizzato la sovracoscia del pollo perché è una parte più saporita rispetto al classico petto. Se si preferisce utilizzare il petto si può tagliare a pezzi abbastanza grandi e procedere come sopra.

La stessa tecnica può essere utilizzata anche per cuocere il pesce. In tal caso le verdure devono essere tagliate più piccole perché il pesce richiede una cottura più breve: a seconda della grandezza dei tranci possono essere sufficienti 10-15 minuti.


lunedì 4 maggio 2009

La ricetta della dieta n°1: Finocchi al forno al finocchio :-)


Ho un gruppetto di amichette che si sono messe a dieta, tutte insieme... per me sono già perfette, bellissime così, ma loro si vedono quel rotolino di troppo, pensano al mare, sospirano infelici... Sono tutte gran lavoratrici, il tempo è poco e l'idea di mettersi in cucina a inventare ricette gustose con quei quattro ingredienti permessi non è che le faccia proprio saltare di gioia... così ho pensato di dargli una mano e di segnare qui alcune ricette che forse potranno essergli utili e non mortificheranno troppo il loro gusto e il piacere di sedersi a tavola anche se sono a dieta :-)
Si inizia con i finocchi al forno. Le varianti possono essere tantissime, basta modificare la spezia e l'erba aromatica, aumentare o diminuirne le quantità, sostituire la verdura con un'altra (carciofi, peperoni, peperoni+carote+sedano, zucca, zucchine, zucchine+funghi, cipolle, radicchio...). Mi piace moltissimo anche la variante proposta dalla Cuoca petulante: nella situazione specifica bisogna solo diminuire la quantità di olio!!! Provate anche a sostituire il succo del limone con quello dell'arancia: è squisito!!!

2 finocchi
2 cucchiaini di olio extravergine d'oliva
2 cucchiaini di salsa di soia (per favore, non la Kikk...!!!)
2 cucchiaini di semi di finocchio
sale
pepe

Accendere il forno a 180°.
Tagliare i finocchi in 4 spicchi, lavarli e affettarli sottilmente (ce l'avete un coltello serio da cucina??? in caso ci s'incontra e vediamo come si usa... non vi vorrei avere sulla coscienza ;-))). Altrimenti potete usare anche la mandolina.
Ricoprire una teglia da forno con la carta forno ( la teglia dovrebbe essere grande: in questo modo i finocchi si possono distribuire per bene senza sovrapporsi troppo e diventare poi belli croccanti).
Versare i finocchi sulle teglia, condirli e poi mescolare bene con le mani così da distribuire il condimento su tutta la verdura.
Infornare e lasciare cuocere per 30 minuti circa, fino a vederli appena appena sbruciacchiatelli. Se il forno dovesse essere un po' pigro potete metterlo anche a 190°-200°.

N.B. Secondo me si accompagna benissimo con quella ricotta che vi tocca 1 o 2 volte a settimana... Se c'è anche il parmigiano tra gli ingredienti 'sì' provate ad aggiungerlo grattugiato (20g) gli ultimi 10 minuti di cottura... verrà una crosticina deliziosa (in questo caso regolatevi con il sale quando condite: ce ne vorrà un tintinino di meno.

N.B.1 Cianfresca ha suggerito di aggiungere la ricotta e gratinare il tutto. Andate a vedere nei commenti!!!

P.S. Il mio computer, dopo giorni di agonia, ieri è definitivamente imploso :-(((

mercoledì 29 aprile 2009

Pasta agli asparagi e limone


Prima che il computer mi abbandoni di nuovo (sono giorni che mi fa impazzire!!!) lascio una ricettina al volo, semplicissima e squisita:

spaghetti, 250 g
asparagi puliti, 350 g
limone bio, 1 cucchiaino di scorza tagliata a listarelle sottili
pepe di sichuan, un bel pizzico
sale & olio

Mettere su l'acqua per la pasta. 
Nel frattempo lessare per 10 minuti in acqua salata gli asparagi. Scolarli, tenere da parte le punte e frullare i gambi con 2 cucchiai di olio, sale e il pepe. Aggiungere le punte di asparagi e le listarelle di scorza di limone. Mescolare bene e condirci la pasta che nel mentre si è cotta.  

giovedì 23 aprile 2009

Gallette dolci di riso ai semi

Sono semplici, sani, buonissimi... buonissimi se non si è alla ricerca di un frollino burroso (che qui di burro non c'è neanche l'ombra), dolcissimo (ho usato giusto un pochino di malto e di miele), friabile (non ci sono neanche le uova e neppure un'ombrina di lievito). Eppure, nonostante tutte queste assenze, a me piacciono un mondo! L'ispirazione viene dallo stesso libro di ieri, però c'è stato bisogno di un paio di interventi significativi per far funzionare la ricetta... in questi casi mi domando se sono io a non capire le istruzioni per l'uso (però mica sono tanto scema... ;-))) o se sono approssimative le ricette consultate... %-) 
 
Gallette di riso al sesamo

farina tipo 0, 250 g
farina di riso, 50 g
farina di mais (tipo fioretto), 50 g
olio e.v.o., 80 g
malto di riso, 4 cucchiai abbondanti
latte di riso, 4 cucchiai
semi di sesamo, 60 g
sale, 1 pizzico
miele d'acacia per spennellare i biscotti

In una padella antiaderente tostare la farina di riso a fuoco basso rimestando spesso con un cucchiaio di legno. Non appena si dora è pronta. Togliere dal fuoco e versare in una ciotolina.

Nella stessa padella tostare, sempre a fiamma bassa, i semi di sesamo. Sconsiglio di andare a fare una telefonata, o distrarsi dai fuochi: il rischio di trovare i semini carbonizzati è altissima!
Quando si sente un buon profumino di tostatura e i semi prendono un bel colore dorato togliere dal fuoco e versare in una ciotolina. Aspettare qualche minuto che s'intiepidiscano e poi, dopo averne messo da parte un paio di cucchiai abbondanti, pestarli nel mortaio o frullarli velocemente: si deve ottenere una farina un po' grossa e leggermente untuosa.

Sul tavolo fare una fontana con le tre farine mescolate e i semi di sesamo pestati/frullati e al centro versare il malto, l'olio, il sale, e il latte. Impastare dapprima con una forchetta e poi con le mani. Non appena il composto risulta omogeneo, farne una palletta, rivestirla di pellicola trasparente e mettere in frigo per una ventina di minuti.

Riprendere la pasta raffreddata e stenderla sul piano infarinato con il mattarello fino ad uno spessore di poco meno di 1 cm. Ricavare dei biscotti dalla forma preferita, spennellarli di miele e decorarli con i semi interi messi da parte.

Infornare nel forno già caldo a 180° per 20 minuti circa.

                 ***

Gallette di riso al pistacchio 

N.B. Gli ingredienti e il procedimento sono praticamente gli stessi: varia solamente la quantità di olio, si eliminano i semi di sesamo e si utilizzano i pistacchi spellati, tostati e tritati grossolanamente per decorare la superficie dei biscotti. La prossima volta ne metto un po' anche nell'impasto... potrebbe funzionare...
I pistacchi possono essere sostituiti con mandorle, nocciole, semi di girasole e tutto quello che ispira e appaga :-)

farina tipo 0, 250 g
farina di riso, 50 g
farina di mais (tipo fioretto), 50 g
olio e.v.o., 100 g
malto di riso, 4 cucchiai abbondanti
latte di riso, 4 cucchiai
pistacchi, 50 g
sale, 1 pizzico
miele d'acacia per spennellare i biscotti

In una padella antiaderente tostare la farina di riso a fuoco basso rimestando spesso con un cucchiaio di legno. Non appena si dora è pronta. Togliere dal fuoco e versare in una ciotolina.

Sul tavolo fare una fontana con le tre farine mescolate e al centro versare il malto, l'olio, il sale, e il latte. Impastare dapprima con una forchetta e poi con le mani. Non appena il composto risulta omogeneo, farne una palletta, rivestirla di pellicola trasparente e mettere in frigo per una ventina di minuti.

Riprendere la pasta raffreddata e stenderla sul piano infarinato con il mattarello fino ad uno spessore di poco meno di 1 cm. Ricavare dei biscotti dalla forma preferita, spennellarli di miele e decorarli con i pistacchi spellati, tostati e tritati.

Infornare nel forno già caldo a 180° per 20 minuti circa.

mercoledì 22 aprile 2009

tiramisù??


Per il tiramisù ho un debole, da sempre. Sarà la consistenza, l'equilibrio giocato tra l'amaro e il dolce, l'affondo del cucchiaino, l'appagamento voluttuoso, fatto sta che di fronte al tiramisù raramente mi tiro indietro. Alcuni mesi fa Cobrizo mi segnalò un bel libro di ricette di dolci da cui ho preso questa nuova versione di tiramisù: niente uova, niente mascarpone, niente caffè, insomma una rivoluzione :-) Tra me e me mi domando anche se sia il caso di chiamarlo così... comunque, nome a parte, è venuto fuori un dolcino veramente buono, che ti lascia dolcemente appagato senza sensi di colpa ;-))) Una piccola variazione l'ho fatta: la ricetta originale consigliava esclusivamente l'uso del caffè d'orzo. Io ho fatto un mix di arabica e orzo perché volevo conservare quel gusto amaro che amo tanto, ma il gioco dolceamaro n'è uscito ugualmente troppo indebolito e il dolce ne ha un po' risentito... mi sa che la prossima volta userò solo il caffè d'arabica! 
  

Biscotti savoiardi, 150 g
panna fresca, 250 ml
zucchero di canna, 50 g
ricotta di pecora, 250 g
caffè d'orzo solubile, 1 cucchiaio abbondante
caffè, 1 tazzina
cacao amaro in polvere, q.b.
cioccolato fondente, un pezzetto

Sciogliere il caffè d'orzo solubile in una tazza d'acqua bollente e lasciar raffreddare.
Battere la ricotta con lo zucchero: si può usare anche il frullino ad immersione. Montare la panna e unirla con delicatezza alla crema di ricotta.
Mescolare in una ciotola ampia i due caffè e quindi inzuppare uno alla volta i savoiardi (se il liquido non è freddo compiere l'operazione di inzuppo con una certa velocità, altrimenti i biscotti s'impappano) foderando con questi uno stampo rettangolare o delle monoporzioni, ricoprire con la crema, fare un altro strato di biscotti inzuppati, ricoprire ancora con la crema e ripetere fino a esaurimento terminando con la crema.
Riporre in frigo almeno per un paio d'ore. Prima di servire spolverare con la polvere di cacao amaro e con qualche scaglietta di cacao fondente. 

martedì 21 aprile 2009

Basmati, fave e pecorino


Nonostante la pioggia, il vento e i nuvoloni di questi giorni, io mi lancio nel futuro con una ricetta da scampagnata! Preparazione semplicissima, pensata su uno degli abbinamenti più classici della stagione: fave + pecorino. Ho solo aggiunto il profumo e la consistenza del riso basmati e l'aromaticità della mentuccia. L'erbetta in questione è fondamentale: la sua presenza regala leggerezza e divertimento all'insieme... mette lo sprint :-))) Armatevi solo di un po' di pazienza per sgranare le fave e liberarle poi dalla buccetta... un tempo prezioso da godere in utili riflessioni rimandate fino a quel momento ;-) 

1/2 kg di riso basmati
2 kg di fave (da sgranare!)
100 g di pecorino romano
30 foglioline di mentuccia (va bene anche la menta piperita)
olio e sale
 
Lessare 1/2 kg di riso basmati in acqua salata. Scolarlo (attenzione a non farlo scuocere!!!) e stenderlo su alcuni piatti da portata per lasciarlo raffreddare (così i chicchi rimangono compatti e ben separati gli uni dagli altri). Quando è tiepidino condirlo con un filo d'olio e sgranare bene.

Lessare per 5 minuti in acqua appena salata le fave sgranate, ma con la buccia. Scolarle, aspettare qualche minuto e poi sbucciarle.

In una ciotola capiente versare le fave sbucciate e condirle con olio, sale, 100 g di pecorino romano grattugiato con la grattugia a fori grossi e una trentina di foglioline di menta tritate. Aggiungere il riso, mescolare bene e aggiustare a proprio piacimento il condimento. 

sabato 11 aprile 2009

ehilàaaaaaa

Sì sì ci sono ancora, sono tornata, e mangio anche con una certa regolarità... è che ultimamente, non so cosa mi sia preso, il cibo che preparo non mi convince, non mi piace :-( Sono sfasata... Forse non so più cucinare??!! Niente brividini di piacere, sorrisi stampati sulla faccia, benessere diffuso... mi pare di essere in mensa! :-))) E allora perché raccontarvi ricette che non mi hanno emozionato neanche un pochino??! Dunque, vi informo: sono alla ricerca dell'ispirazione cuciniera!!! 

giovedì 19 marzo 2009

Fusilli al pesto di broccolo, mandorle & provolone

Chiudo per qualche giorno la cucina di casa. Ce ne andiamo a Venezia. E' la città di mia nonna. E' la città del nonno di Roberto. E' buffo pensare come le scelte e gli spostamenti di due persone, tanti anni fa, abbiano creato tutta una serie di conseguenze tra le quali il fatto che Roberto e io domani prenderemo il treno e torneremo nella città dei nostri nonni. E' buffo ed emozionante. Stasera non vedo l'ora che sia domani... 


La ricetta di oggi nasce da un accomodamento. Inizialmente volevo preparare una pasta al forno con il broccolo, ma poi sono arrivata tardi, affannata e affamata e così ho deviato per una strada diversa, più semplice, più breve. Improvvisare mi dà sempre una grande soddisfazione :-))) 

Ricetta (per 4 persone)

400 g di fusilli
100 g di broccolo romanesco
50 g di mandorle pelate
25 g di provolone piccante
olio evo & sale

Mettere l'acqua per la pasta sul fuoco e quando bolle buttar giù il broccolo lavato. Quando è cotto al dente scolarlo e lasciarlo intiepidire per qualche minuto. Nella stessa acqua in cui si è bollita la verdura versare la pasta e salare. Nel frattempo frullare il broccolo assieme alle mandorle, un pizzico di sale, 2 cucchiai di olio e un mestolino scarso di acqua di cottura. Aggiungere il provolone e frullare brevemente. Eventualmente, se il pesto fosse troppo denso, aggiungere ancora un goccio dell'acqua di cottura della pasta: deve risultare una crema morbida. Scolare la pasta, versarla in una zuppiera e condirla con il pesto di broccolo.

domenica 15 marzo 2009

Il fascino lusitano e la chanfana


Il viaggio in Portogallo ha avuto ripercussioni inaspettate. L'ho fatto assieme a Roberto subito dopo la mia laurea, quasi dieci anni fa. Una spensierata felicità ci ha accompagnato per tutto il tempo trascorso in terra portoghese. Partiti da Lisbona ci siamo spinti verso nord passando per l'entroterra e arrivati a Oporto siamo ridiscesi verso sud, di nuovo alla volta di Lisbona. Abbiamo girato per paesini costruiti di pietre e memoria, per antiche città universitarie che la notte, per strada, risuonavano delle melodie del fado più tradizionale incantandoci di piacere. Abbiamo respirato l'Oceano ventoso, allungando lo sguardo oltre il visibile. La gente aveva i modi bruschi, e all'inizio ci è sembrata antipatica. Poi abbiamo guardato meglio e abbiamo trovato persone schiette, orgogliose, senza formalismi. 
Con il passare degli anni ho scoperto che quelle settimane passate in Lusitania sono state speciali. Speciali per l'intensità, la ricchezza, la bellezza dei ricordi che mi hanno lasciato. Ci sono voluti anni perché quel nostro girovagare appassionato tornasse a galla regalandomi un senso del viaggiare e del vivere libero e ispirato.

La chanfana (si pronuncia scianfàn) è il nome popolare di una ricetta portoghese di carne di capra e cipolla cotte al forno in una pentola di terracotta. E' un piatto che tradizionalmente viene servito in occasioni importanti, matrimoni e cerimonie. Quella che ho preparato è una versione adattata. Ho sostituito la carne di capra con quella di abbacchio e la cottura l'ho fatta sul fuoco e non in forno. E' una ricetta che vuole tempo, ma i risultati sono davvero strepitosi: la carne diventa tenerissima, profumata, succulenta.


La ricetta (1 Kg di carne è per 3-4 persone, dipende dall'appettito ;-)
 
La mattina, verso le 10 si pulisce e si lava la carne fatta tagliare dal macellaio a pezzettoni di 10 cm circa. Si mette in una pentola dal fondo pesante (o in una di terracotta) fino a riempirla per 2/3. Si copre la carne con fettine di cipolla bianca (2 cipolle per ogni Kg di carne), 1 fettina alta 1/2 cm di lardo (oppure solo la parte di grasso della pancetta) tagliata in 5-6 striscioline, 1 spicchio d'aglio, 1 foglia d'alloro, 1 cucchiaiata di pepe tritato, qualche bacca rosa, 1 chiodo di garofano, sale abbondante e olio d'oliva evo. Si versa nella pentola del buon vino rosso (portoghese, spagnolo o siciliano) fino a coprire quasi la carne. Si copre e si lascia marinare per alcune ore.

Alle ore 16, senza mescolare, si mette la pentola coperta sul fuoco a fiamma media. Quando si alza il bollore, si abbassa la fiamma in modo che la cottura prosegua dolcemente sempre con il coperchio ben chiuso. Dopo 1 ora e 1/2 si aggiusta di sale e si mescolano i pezzi di carne. Eventualmente, se il vino si fosse asciugato troppo, se ne aggiunge dell'altro.
Proseguire la cottura per altre 3 ore (se dopo 2 ore fosse ancora troppo brodoso, lasciar cuocere l'ultima ora con il coperchio in appoggio). Alla fine non si sentirà più il sapore e l'odore del vino. A quel punto la carne sarà pronta per essere portata in tavola.   

La tradizione vuole che la carne venga servita in piatti eleganti, con un po' del suo sughetto e senza contorno. Io ha trasgredito la tradizione e ho accompagnato questo piatto che è tanto buono da farti cantare con delle patate lessate, schiacciate e condite con un cincinnino di sale e olio. 

Ringrazio Leòn che mi ha insegnato questa ricetta che non si dimentica.




domenica 8 marzo 2009

Complicare è facile, semplificare è difficile


Complicare è facile, semplificare è difficile. Inizia così un breve testo di Bruno Munari, straordinario artista-designer italiano. Ha percorso il secolo scorso segnandolo con le sue illuminanti, originalissime creazioni. Guarda la realtà e la interpreta con intelligenza, ironica leggerezza, poesia. Destabilizza equilibri consolidati offrendo soluzioni inaspettate e sorridenti. Si è dedicato al mondo dei bambini: ha inventato giochi e scritto libri per loro. Ha proposto un progetto educativo ispirato alla creatività e alla felicità, alla "curiosità di conoscere, al piacere di capire, alla voglia di comunicare". "Non si devono dare ai bambini soluzioni già fatte, ma insegnare a risolvere i problemi", scrive in un testo del 1972. 
Sono uscita dalla mostra più felice di quando sono entrata. Con un bel bottino di libri:

1- Rose nell'insalata (Edizioni Corraini, 1974): un fantastico libricino che insegna a usare le verdure per realizzare sorprendenti timbri. Da mettere in pratica al più presto con mio nipote :-)

2- Good design (Edizioni Corraini, 1963): libretto di poche pagine, scanzonato e dotto, che descrive arance e piselli come se fossero prodotti di design. A proposito dell'arancia scrive "L'arancia quindi è un oggetto quasi perfetto dove si riscontra l'assoluta coerenza tra forma, funzione, consumo. Persino il colore è esatto, in blu sarebbe sbagliato" :-))

3- Verbale scritto (Edizioni Corraini, 2008): una raccolta di alcuni testi brevi di Munari. Una folgorazione!

"Albero
l'esplosione lentissima di un seme"

"Quando il progettista è povero di idee spesso utilizza materiali molto preziosi"

"Niente passa tanto di moda come la moda"

"Il piccolo anarchico inglese uscì a mezzanotte con la bombetta"

"La rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga"

"Quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte"

"Il problema non è quello di ringiovanire ma di restare vivi sempre"

"L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente"

Infine, ultimo acquisto Da cosa nasce cosa (Laterza, 2008) uno dei libri importanti di Munari... dovrebbe parlare di progettazione e creatività, ma ancora non l'ho letto e quindi taccio ;-)))

Bruno Munari, Museo dell'Ara Pacis, Roma, prorogata fino al 22 marzo.



Le piante
sono i veri abitanti del pianeta
più numerosi
più semplici
più adattabili all'ambiente
noi non potremo
vivere senza le piante
Loro senza di noi
sì.  

mercoledì 4 marzo 2009

Scandinavian Rootfruit

Le ho assaggiate a Copenaghen. Me le ha fatte scoprire mia sorella. Vendute in piccoli sacchettini: patate, rape rosse e pastinache, fritte. Da sgranocchiare senza tregua. Irresistibili, buonissime.
Oggi ho replicato, in parte. La pastinaca non l'ho trovata. E il fritto ha ceduto il passo al forno. Le fettine sottili (ma potevano essere ancora più sottili, poco più di un velo) di patate e rape rosse sono state spennellate d'olio, salate e messe al forno (180°) fino a vederle croccanti.
Buone ma non buonissime come le danesi :-)  

domenica 1 marzo 2009

Copenaghen mon amour!


Copenaghen è semplicemente bellissima. Le atmosfere, le vetrine, le facce, le luci, le candele accese e tremolanti sui davanzali delle finestre tutta la notte, la neve e il sole, la gentilezza, i sorrisi, le sale da thè dove vorresti vivere per sempre, le biciclette, le zuppe speziate, l'eleganza e il buongusto, una cena indimenticabile alla tavola di uno chef stellato dallo sguardo generoso, il saper vivere, i laghi ghiacciati e i parchi, i bambini gioiosi ed educati, la tecnologia, le file che ti dimentichi di essere in fila, l'energia eolica, la bella contemporaneità di una città che accoglie la sua gente e gli semplifica la vita.
E poi le chiacchiere e il tempo trascorso con mia sorella. E mia madre felice di ritrovarsi con le sue due figlie. E' stato un viaggio del cuore...


Primo brunch al Cafè Norden, splendido locale liberty nel cuore della città. Un luogo dove si respira il tempo passato e si mangia speziato. La zuppa rossa è un passato di pomodori con i sapori dell'Oriente. S'intravede una torta di carote, frutta, formaggi e mousse di salmone. Prime chiacchiere eterne...



Un negozio tutto per la casa... un capogiro, un'ebbrezza, confesso di aver fatto acquisti .-)))



Un negozio storico con annessa sala da thè: gli interni di legno, decine di barattoli, bilance antiche, dolcetti, fascinosissimo. 



Altra sosta veramente golosissima. Il thè è stato servito con termometro per misurare la  temperatura dell'acqua e la clessidra per il giusto tempo di infusione. Volevo svenire :-)))



e gnam...


a zonzo per il centro



La Carlsberg Glyptotek è un museo che raccoglie collezioni di arte antica e una sezione dedicata all'Impressionismo francese. Il cuore del museo è un giardino d'inverno con palme lussureggianti e neanche a dirlo un bar che prepara un brunch domenicale altrettanto lussureggiante...



In attesa che arrivi una cioccolata calda con panna...



Perché non esiste un fioraio così anche a Roma???




Un posticino molto molto giovane dove si bevono centrifughe inaspettate e si addentano panini croccanti e succulenti


Menta+mela+zenzero
Frutto della passione+zenzero+mela
Fragola+mela+zenzero
Le ho adottate per sempre :-)))



   

venerdì 20 febbraio 2009

Roma-Copenaghen

Sono qui con la valigetta pronta. Vado a trovare mia sorella :-))) Ci aspetta una città bianca di neve e sottozero... se riesco, neuroni permettendo, mi farò viva da lì! bacetti :-)

lunedì 16 febbraio 2009

Cannellini in zuppa viola

Ci ho messo quasi quarant'anni per scoprire che le carote non sono solo arancioni! Dopo le giallo-pallide di qualche tempo fa, ieri abbiamo scoperto, accanto ai ciuffi di carote fresche, questa variazione imprevista. Sono tuberi generosi che cedono con abbondanza il loro pigmento tingendo di viola tutto ciò che toccano. Ma per il resto non sconcertano e si confermano deliziose compagne d'avventura per i cremosi cannellini. 


Ingredienti (per 2 persone)

2 cipolline fresche
1 costa di sedano, foglie comprese
3 carote viola
1 vasetto di fagioli cannellini già cotti
1 pizzico di semi di finocchio
sale & olio evo

Preparazione

Affettare sottilmente le cipolline e farle soffriggere brevemente in un paio di cucchiai di olio a fiamma media-bassa. Aggiungere il sedano affettato (costa e foglie), mescolare, lasciar insaporire per pochissimi minuti e poi aggiungere le carote tagliate a pezzetti, salare, mescolare e lasciar ancora insaporire per un momento. Aggiungere i semi di finocchio e l'acqua calda fino a coprire di un dito le verdure, far alzare il bollore, abbassare la fiamma, coprire in appoggio e far andare per una ventina di minuti. Versare i fagioli sciacquati e far cuocere per altri 10 minuti (se ce ne fosse fosse bisogno aggiungere un altro goccio di acqua caldissima). Spegnere, condire con un giro d'olio e aspettare qualche minuto prima di servire.  

martedì 10 febbraio 2009

Riso, acciughe e polvere d'arancia



Forse pensavo al mare stasera mentre cucinavo... 

Le discese a mare, la mattina presto, e la spiaggia silenziosa e risonante sulla battigia. L'acqua fresca che sale come un brivido su per le gambe. E la linea dell'orizzonte tesa tra cielo e mare, confusa d'azzurro. La testa leggera, il corpo felice...

Stasera pensavo al mare... 


Lessare il riso basmati. 
In una padella scaldare un paio di cucchiai di olio evo e quando è caldino aggiungere uno spicchio d'aglio intero, 1 cucchiaino abbondante di semi di finocchio e una manciata di acciughe pulite e tagliate in due. Salare e far cuocere a fiamma media per pochi minuti.
Nel frattempo tritare un bel pugno di prezzemolo.
Versare il riso (che nel frattempo si è intiepidito) in una ciotola capiente e condirlo con il trito di prezzemolo, 2 belle prese di origano, 1 presa di menta secca, 2 cucchiaini di polvere d'arancia, 1 cucchiaio di salsa di soia e olio evo. Mescolare bene e aggiungere le acciughe cotte. Mescolare ancora e guarnire con qualche acciughetta fritta. 
 

mercoledì 4 febbraio 2009

Un brodo che viene da lontano


Ho tra le mani un ricettario che ha viaggiato attraverso i secoli. Arriva dalla metà del 1400. Autore è un cuoco di cui si sa assai poco. Si chiama Maestro Martino e l'opera è intitolata Libro de arte coquinaria. Viene considerato una sorta di punto zero che divide la storia della gastronomia in un prima e in un dopo. Rispetto ai ricettari precedenti, semplici e approssimativi, qui si assiste alla fondazione di un genere, di un archetipo. Il cuoco struttura un linguaggio tecnico, sistema e regola procedimenti culinari, indica recipienti e tempi di cottura, specifica le quantità degli ingredienti e il numero di commensali considerati, introduce la divisione in capitoli delle diverse preparazioni (si inizia con le carni e si prosegue con brodi minestre e zuppe, salse e condimenti, torte, frittelle e uova, pesci). Come una tavola imbandita si racconta il gusto dell'epoca: ritorna, ricetta dopo ricetta, l'uso delle spezie preziose (zenzero, cannella, zafferano, pepe, chiodi di garofano, noce moscata...) a cui s'affianca quello delle erbe aromatiche raccolte nell'orto (salvia, rosmarino, prezzemolo, menta, maggiorana...), si assapora la presenza di tante verdure diverse accanto agli arrosti e ai pesci, la varietà di minestre, si conferma la predilezione per il dolce e l'agrodolce (zucchero + agresto [succo ricavato dagli acini di uva acerba]). Pagina dopo pagina, una ricetta dietro l'altra, la cucina rinascimentale racconta un pezzetto della sua storia. Il libro l'ho sfogliato decine di volte, letto e riletto, a volte ritrovandomi in cucina a tentare di passare dalla teoria alla pratica. Come oggi.
Ogni volta mi emoziono di fronte a questo nostro passato che si fa presente con l'intensità dei profumi, del gusto, con il piacere del corpo. Attraverso il cibo assaporo un'epoca e posso provare addosso a me le sensazioni che altri uomini hanno sperimentato tanto tempo fa. Ispirata dalla memoria della storia intuisco forse le intenzioni, i desideri, la bontà cercata allora.
Ho fatto una passata, il Brodo de ciceri rosci, morbida come una carezza, misteriosa per gli echi di spezie, appagante come una giornata felice, attualissima. Ho seguito le indicazioni del cuoco sia per le quantità che per le operazioni cuciniere... volevo mantenermi il più possibile fedele all'originale, mettendo in conto inevitabili imprecisioni. Mi sono presa due libertà: sostituire le radici di prezzemolo con le foglie e i gambi e frullare a fine cottura una metà dei ceci.

La ricetta originale è per 8 persone. Io l'ho adattata per 2. 

ceci secchi, 200 g
acqua, 2 litri
farina, 1 cucchiaio
pepe in grani, 7
cannella in polvere, un poco (io ne ho messa la punta di un cucchiaino)
salvia, un poco (ho usato quella secca, 3 prese)
rosmarino, un poco (ho utilizzato due rametti freschi)
prezzemolo (ho sostituito le originali radici con un paio di gambi con foglie)
olio evo & sale

La sera prima metti in ammollo i ceci. Il giorno dopo li sciacqui, li tamponi bene con la carta da cucina e li versi in una pentola capiente. Aggiungi la farina, 1 cucchiaio di olio, i grani di pepe appena schiacciati e la cannella e mescoli molto bene tutte queste cose con le mani. Versi l'acqua, la salvia, il rosmarino e il prezzemolo e lasci bollire per 2 ore e 1/2. Quando sono quasi cotti sali e aggiungi un poco di olio. A fine cottura puoi frullare una metà dei ceci. Porta in tavola con una spolveratina di prezzemolo tritato e battuto.
     

lunedì 2 febbraio 2009

Quel che resta di...


...un piatto di pasta! Chissà se capita anche a voi di avere così fame, ma così fame da non riuscire a fermarvi e prendervi il tempo per fare qualche fotina??!! Perché non so voi, ma io ci perdo un sacco di tempo per scattare le foto che vedete in queste pagine... e la luce, e l'inquadratura, e la disposizione, e se è venuta male??, insomma tutti i dubbi della dilettante!!! Comunque ieri sera, una volta placata la voragine che avevo nello stomaco, non ho resistito alla tentazione di fermare qualche immagine di quel che restava :-))) 

Pennette di mais con acciughe e broccoletti

Pennette di mais, 250 g
Acciughe fresche, 14
broccoletti lessati, un pugno
mandorle spellate, una manciata
aglio, 1 spicchio vestito
peperoncino secco, 1 piccolo
olio evo & sale marino

Mentre la pasta si cuoce, dedicarsi alla preparazione del condimento. Scaldare a fiamma bassa un paio di cucchiai di olio. Quando è diventato caldino aggiungere lo spicchio d'aglio vestito, 1 acciuga e il peperoncino spezzato. Far rosolare brevemente fino a quando l'acciuga non si sia completamente disfatta (aiutarsi con il cucchiaio di legno) e poi versare i broccoletti lessati e taglizzati. Mescolare bene, salare e lasciar insaporire per qualche minuto a fiamma vivace. Aggiungere le mandorle tritate grossolanamente e le acciughe tagliate in due, mescolare, aggiustare di sale e lasciare sul fuoco per pochi minuti, giusto il tempo di cuocere le acciughe (basteranno pochi minuti). Spegnere e versare la pasta nella padella del condimento. Mescolare bene il tutto aggiungendo un generoso giro d'olio. Portare in tavola :-)  

P.S. La pasta di mais è del Molino Conti di Castel Madama, vicino Roma. E' gustosissima, ruvida e acchiappa il sugo :-) E' trafilata in bronzo e ci vuole un'eternità perché si cuocia ;-)

sabato 31 gennaio 2009

Livio, Ada e la zuppa di broccolo


C’è un libro di faccende gastronomiche a cui sono particolarmente affezionata: è La cucina di Roma e del Lazio di Livio Jannattoni. Innanzitutto perchè racconta la cucina del posto dove sono nata, cresciuta, dove vivo. E poi perché la racconta bene. Raramente si descrive solo la ricetta. Spesso spessissimo si tratteggia il mondo che vive intorno a quel piatto, i personaggi, gli ingredienti, le inclinazioni, le predilezioni, gli inciampi. Si respira l’aria di Roma, si respira la sua storia. E poi, fondamentale, riesce a trasmettere quella che è l'intenzione del piatto. Crea un'emozione che ti sintonizza con la ricetta. Ti suggerisce l’immaginario giusto per arrivare dritto dritto all’essenza della preparazione. Ti metti a cucinare e sai quali sapori e consistenze dovrai creare. 
Trascrivo qui di seguito le parole dell'autore che riportano una zuppa recuperata alla memoria dalla famosa Ada Boni, autrice (oltre dell'ubiquitario Talismano della felicità) di un altro ricettario di cucina romana. L’ho sperimentata, riprovata e ogni volta il gustarla ci ha regalato una semplice, intensa emozione. Oltretutto mi diverte perché devia dalla classica visione della cucina romana, così condita, pesantuccia, carnivora. Si tratta infatti di una zuppetta leggiadra, trasparente, fresca e calda insieme, inaspettatamente appagante, divertita. 

“Nella sua Cucina romana la Boni contempla pure una Zuppa di broccoli, assai gustosa, e facente parte della tradizione romana, ma già quasi dimenticata ai suoi tempi. ‘E’ necessario però che sia fatta con dei broccoli freschissimi e romaneschi, che sono i più dolci’.
Si monda il broccolo dividendolo in tante cimette, e conservando solo pochissime foglie, tra le più tenere, e si risciacquano abbondantemente foglie e cimette. Si preparono ora delle fette di pane abbrustolito, su cui si stropiccia un nonnulla d’aglio, e si posano queste fette sul fondo di un’insalatiera. Si mette sul fuoco una pentola con abbondante acqua quando bolle si buttano giù i broccoli, che si fanno cuocere a fuoco vivace e scoperti, badando a cuocerli a giusto punto, in modo che non risultino né troppo duri né disfatti.
Appena cotti si tira indietro la pentola, e con un ramaiolo o due dell’acqua in cui i broccoli hanno cotto, si inumidiscono le fette di pane messe nell’insalatiera. Con una cucchiaia bucata si tirano su i broccoli, e si dispongono sulle fette di pane. Si condisce con sale, e abbondante pepe e olio, e si completa la zuppa spremendoci su il succo di un limone. Si mangia calda”

P.S. Come a volte accade, ho fatto una piccola variazione: con l'esperienza ho scoperto che il pane tostato messo sul fondo del piatto e coperto con il brodo e la verdura non mi piaceva. Mi veniva l'ansia del pane spappolato, gonfio di brodo, dalla consistenza molle. E allora preferisco aggiungere i crostini un po' per volta, così da riunire le doti del morbido e del croccante in un solo boccone.

mercoledì 28 gennaio 2009

Beh-che potatoes!

Sono qui con Roberto che ci lecchiamo ancora i baffi :-) Erano anni, venti per la precisione, che volevo farle. Le ho mangiate a Londra durante una vacanza pazza con alcune amiche del liceo... c'era un baracchino a Covent Garden che le vendeva per poche sterline... rimasi fulminata dalla goduria di quelle forchettate che mescolavano la morbidezza della patata e la succulenza della salsa... e poi c'era quel freddino pungente e tutta quella gente intorno a noi, tutte le razze mescolate e distillate in esseri così belli da togliere il fiato e io gongolavo in quell'effervescenza sentendomi dentro l'ombelico del mondo %-)))

patate, 4 del peso di circa 150 g
ricotta, 100 g
yogurt, 150 g
salmone affumicato, 70 g
fiori di finocchietto, una bella presa
sale & pepe

Lavare le patate, asciugarle e avvolgerle singolarmente nella carta argentata. Metterle nel forno già caldo a 220° e lasciarle cuocere per 1 ora. 
Poco prima di togliere le patate dal forno preparare la salsa: mescolare la ricotta e lo yogurt fino a ottenere una salsa omogenea e fluida a cui aggiungere il salmone tagliato a pezzetti piccoli. Salare, pepare e unire il finocchietto. 
Aprire l'involucro che ricopre le patate, inciderle per tutta la lunghezza e condire con un paio di cucchiaiate abbondanti di salsa.